HOME ARTISTS EXHIBITION INFO

SUPERBLAST EXHIBITION

Stretti in una morsa che oppone una fine apocalittica da una parte e l’incapacità di immaginare un’alternativa dall’altra, ci troviamo a fare i conti con una serie di eventi allo stesso tempo giganteschi e invisibili. Catastrofe climatica, crisi pandemica, ipertrofia dell’informazione. Non si tratta di fare ordine, piuttosto di scuotere l’ordine conosciuto e accettato, che si nutre di esclusioni, recinti, dualismi. Ma oggi un centro non è più dato, ed è nel suo ritrarsi che si cercherà la soglia oltre alla quale il setaccio culturale ha relegato una gran matassa di elementi. La mostra indaga lo spazio dell’arte nella definizione di un nuovo pensiero ecologico, chiamandola in causa come paradigma di azione e di immaginazione. Le sei opere riflettono sull’idea di ecologia come possibilità relazionale, ponendosi rispetto all’ambiente in un rapporto di coabitazione e continuità anziché di contrapposizione. Il paesaggio, sia esso naturale, urbano, inventato, reale, non è sullo sfondo ma entra nella creazione, ne è coautore. Esiste una spinta, un moto spontaneo a esplorare ciò che si cela dietro le opposizioni binarie che connotano il pensiero moderno e a superarle per collocarsi in una dimensione altra. Tra reale e apparente, virtuale e fisico, natura e artificio. È forse questo magma indefinito il luogo degli antichi miti, degli archetipi? Le opere appaiono come sonde che aprono varchi su mondi inesplorati, disvelando a poco a poco città prigioniere, mis-en-scène di riti collettivi, ambientazioni digitali, paradisi arcadici perduti, scenari futuristici. Accadono, ci interrogano e poi scompaiono, cambiano. In questo andare avanti e indietro la narrazione muta forma, disegna motivi nuovi, volutamente incompiuti, possibilità di abitare il divenire assurdo del nostro tempo.
Testo di Caterina Taurelli Salimbeni

Caught between an apocalyptic prospect of the future and the inability to imagine an alternative scenario, we find ourselves facing a series of events that are of epic dimensions, yet seemingly invisible. Catastrophes caused by climate change, the crisis of the pandemic, informational hypertrophy: it is not a matter of putting things in order, but rather of completely reconfiguring the known – and accepted – way of going about life, which feeds on exclusion, rejection, and dualism. A central force no longer exists, and it is in its retreat that we seek the threshold beyond which the cultural sieve has relegated a multitude of elements. This exhibition investigates art’s role within a new ecological state of mind, in reference to a paradigm of action and imagination. The six works reflect on the idea of ecology as a collaborative relational possibility, one of cohabitation and continuity rather than opposition. The landscape, whether natural, urban, virtual, or real, is no longer a backdrop, but rather a creative co-author. We are driven to explore what lies behind the binary oppositions that characterise modern thought and to overcome them in order to place ourselves in another dimension that lies somewhere between the real and the apparent, the virtual and the physical, nature and artifice. Is this undefined magma perhaps the place of ancient myths, of archetypes? These artworks appear as probes that unveil unexplored worlds, gradually revealing captive cities, mise-en-scène of collective rites, digital settings, lost Arcadian paradises, futuristic scenarios. We see the works as they unfold, they question us and then they vanish, they change form. In this perpetual back and forth, the artistic narration evolves, drawing new motifs that are deliberately unfinished, outlining many possible future outcomes dictated by the absurd times in which we live.
text by Caterina Taurelli Salimbeni

4-20 AIRMARKS

Oliviero Fiorenzi, 4-20 Airmarks, iron, enamel, 530 cm x 160 x 160 cm, 2021, ph. Giovanni Savi


🔥

Oliviero Fiorenzi, 4-20 Airmarks, iron, enamel, 530 cm x 160 x 160 cm, 2021, ph. Giovanni Savi


🔥

Oliviero Fiorenzi, 4-20 Airmarks, iron, enamel, 530 cm x 160 x 160 cm, 2021, ph. Giovanni Savi


🔥

Iscritta all’interno di un’indagine sul rapporto tra soggetto e ambiente, 4-20 Airmarks è una scultura cinetica azionata dalla forza del vento e capace di interagire attivamente con gli elementi atmosferici. L’intervento pittorico interessa l’intera struttura e accompagna, fissandolo, lo sguardo sulla turbina eolica, dove trovano spazio una serie di elementi figurativi e grafici che fanno parte dell’alfabeto simbolico dell’artista. Le immagini, definite e chiaramente percepibili, all’attivazione dell’aeromotore sfumano nel colore e tendono all’astrazione, restituendo un effetto visivo unico e diverso dal disegno di partenza. Il messaggio dipinto è perciò visibile solo in determinate condizioni atmosferiche, e dialoga con il contesto solo in alcune specifiche, e incontrollabili, circostanze. L’opera in ogni momento vive un rinnovo continuo, rinnegando così l’idea di opera d’arte intesa come oggetto e come fine, ed enfatizzando piuttosto l’esperienza vissuta, la costruzione di situazioni e azioni effimere.

An exploration of the relationship between a subject and the environment, 4-20 Airmarks is a kinetic sculpture driven by the force of the wind and capable of interacting with atmospheric elements. The pictorial installation involves the entire structure and guides the gaze towards the wind turbine, which contains a series of figurative and graphic elements that are part of Fiorenzi's symbolic alphabet. The images, once defined and clearly perceptible, fade into abstract colour when the aermotor is activated, producing a visual effect that is unique and different from the initial drawing. The painted message is therefore only visible in certain atmospheric conditions, and is only in dialogue with its context in certain specific, unpredictable circumstances. 4-20 Airmarks is constantly renewed, thus rejecting the idea of the work of art as an object and as an endpoint, emphasising instead the lived experience, the purposeful construction of ephemeral situations and actions.

NOT SO FAR AWAY

Federica Di Pietrantonio, not so far away, two-channel video installation, machinima video, sound, setting-determined dimensions, 2021, ph. Giovanni Savi


🔥

Federica Di Pietrantonio, not so far away, two-channel video installation, machinima video, sound, setting-determined dimensions, 2021, ph. Giovanni Savi


🔥

Partendo da una ricerca negli ambienti virtuali dei videogiochi, not so far away si propone di stabilire un metodo di definizione di un nuovo stato di natura, mediato dall’esperienza quotidiana dei dispositivi e dall’industria dell’intrattenimento. L’artista si approccia con metodo scientifico all’ambiente, prendendo in esame diversi videogiochi, con obiettivi, peculiarità ed estetiche differenti per uno studio della wilderness contemporanea. Nell’installazione si sovrappongono due video machinima, registrati nel corso di sessioni collettive di play date, che esplorano spazi urbani, paesaggi naturali, ambienti post-apocalittici nonché specie animali e vegetali in essi presenti. L’area di intersezione tra le due proiezioni individua un topos che non trova collocazione in nessun luogo, risultato di un esperimento le cui capacità indagative rimangono necessariamente aperte. Il lavoro infatti invita l’utente a proseguire la ricerca tra spazio reale e virtuale, ampliandola attraverso strumenti di uso comune come Google Lens. Il visitatore si trova in uno spazio dai suoni discordanti, muovendosi in maniera intermittente tra ciò che è reale e ciò che è apparente, tra una dimensione vissuta e una soltanto evocata.

Using research on the virtual environments of video games as a starting point, not so far away aims to establish a method for defining a new state of nature that is mediated by the daily experience of devices and the entertainment industry. Federica di Pietrantonio approaches the environment with a scientific method, examining various video games in all their idiosyncrasies and aesthetic particulars to produce a new study of contemporary wilderness. Her installation superimposes two machinima videos, recorded during collective playdate sessions, which explore urban spaces, natural landscapes, post-apocalyptic environments and their corresponding flora and fauna. The intersection of the two projections reveals an entirely unique topos, the result of an experiment whose investigative capacities necessarily remain open to interpretation. not so far away invites the user to continue to explore real and virtual spaces, extending this field of research through commonly used tools such as Google Lens. We find ourselves in a space with discordant sounds, moving intermittently between the real and the virtual, between an experienced dimension and one that is merely evoked.

NATURE IS NOT GREEN

Antonio Obregon Bermudez, Nature is not green, two-channel video installation, 16:9 video, sound, colour, 720 min/12 hrs, 2021, ph. Giovanni Savi


🔥

Antonio Obregon Bermudez, Nature is not green, two-channel video installation, 16:9 video, sound, colour, 720 min/12 hrs, 2021, ph. Giovanni Savi


🔥

In Nature is not green il visitatore si trova immerso in un ambiente apparentemente coerente ma che con il passare del tempo si scopre nei suoi contrasti. L’installazione ricongiunge da remoto due ambienti che si trovano ai lati opposti del pianeta, registrati in tempo reale durante il giorno più lungo dell’anno: la foresta amazzonica in Brasile, paradigma di una natura primitiva, violenta e selvaggia, e una delle numerose foreste coltivate nei Paesi Bassi, prototipo di una natura costruita e dell’ideale arcadico che la vuole anestetizzata, vestita di un’aura di calma e sicurezza. Riciclaggio di alberi, pratiche estrattive e logiche politiche ed economiche del sistema capitalista ironicamente avvicinano questi due paesaggi in un destino comune. Il lavoro riflette criticamente come questa antica deriva del colonialismo trova la sua controparte contemporanea nella rappresentazione in forma speculativa. Se il biopotere e il dominio sulla natura passano attraverso il controllo della sua immagine, l’opera mette in scena la dicotomia tra fenomeno e cosa, immagine e origine, indagando le possibilità abitative del limite che le separa.

In Nature is not green, the visitor is immersed in an environment that appears cohesive but which, over time reveals its discordant contrasts. We view two landscapes remotely: the installation juxtaposes these two environments situated at opposite ends of our Planet as they are recorded in real time, during the longest day of the year. The Amazon forest in Brazil is a paradigm of a nature that is still primordial, violent and wild, whereas one of the several cultivated forests in Holland, is the prototype of nature designed to represent a tamed, classic ideal, suffused in an aura of safety and serenity. Ironically, these two landscapes are united by a common destiny as they fall prey to the capitalist practices of resource extraction and tree recycling, which are dictated by similar economic aims. This work reveals a speculative financial strategy and it spurs awareness about the remnants of a colonial treatment of nature and its resources. Biopower and its dominion over nature are expressed by the control over its image. This work by Bermudez Obregon shows a dichotomy between phenomenon and thing, image and its origin, and investigates the living possibilities of the boundary that separates them.

Micromegàsuoni

Marco Conti, Giulia Landini, Lorenzo Romaniello, Lorenzo Vacirca, Micromegàsuoni, plywood sculpture with hyperbolic geometry exciters and Bluetooth interface device audio track (recorded in the forests of Parco Vivo, Acquerino-Cantagallo, and Piegaro), 224 x 234 x 235 cm, 2021, ph. Giovanni Savi


🔥

Marco Conti, Giulia Landini, Lorenzo Romaniello, Lorenzo Vacirca, Micromegàsuoni, plywood sculpture with hyperbolic geometry exciters and Bluetooth interface device audio track (recorded in the forests of Parco Vivo, Acquerino-Cantagallo, and Piegaro), 224 x 234 x 235 cm, 2021, ph. Giovanni Savi


🔥

Come ricostituire un collegamento, un ponte esperenziale tra ambiente urbano e naturale? Micromegàsuoni è parte di un’indagine empirica che il collettivo ha perseguito in due tipologie di paesaggi diversi: la città, rappresentata da Manifattura Tabacchi, e una serie di riserve naturali e foreste, individuate nelle regioni di Toscana e Umbria. Nello spazio antropizzato si osserva un manufatto di legno, la cui forma invita all’ascolto. Elemento totemico e abitabile al suo interno, l’opera riproduce e amplifica suoni ignoti che originano altrove, precisamente nel bosco dove il suo gemello, non visibile, è collocato. L’opera sdoppiata nello spazio e ricongiunta nel tempo del suono, procura così un rifugio, un riparo per chi vive la città, ma è anche uno stimolo a percorrere il suono nella direzione opposta, dalla città verso fuori, nel tentativo di reintegrare due ambiti che la modernità ha separato.

How can we re-establish a connection, an experiential bridge between the urban and natural settings? Micromegàsuoni is part of an empirical investigation that the IPER-collettivo artist collective has pursued in two different landscapes: the city as represented by Manifattura Tabacchi, and a series of nature reserves and forests located in Tuscany and Umbria. In the urban setting, we see a large wooden artefact whose gramophone-like shape invites us to listen. With its interactive, totemic structure, the work reproduces and amplifies mysterious sounds that originate from the forest in which its unseen twin dwells. The pair of wooden boxes are united as the sounds of one reach the other: the urban box provides a refuge, a shelter for those who live in the city, but it also inspires us to travel (following the sound) in the opposite direction, from the city towards the external natural realm in an attempt to reconnect these two spheres that are often so harshly separated by modern society.

LA FURIA DEL DIRE

Edoardo Aruta, La Furia del Dire, vinyl records, self-built sound system, record player, cdj, mixer, strobe light, PAR lights, setting-determined dimensions, 2021


🔥

Edoardo Aruta, La Furia del Dire, vinyl records, self-built sound system, record player, cdj, mixer, strobe light, PAR lights, setting-determined dimensions, 2021

La Furia del Dire prende spunto dal registro espressivo di una dimensione sociale e musicale, quello delle posse. Fenomeno nato per migliorare la condizione esistenziale di un’intera generazione, ha contribuito a immaginare il ruolo delle comunità nelle periferie urbane e a suggerire un ritorno alle origini, alla creatività di strada e a un modello di società orizzontale. Il progetto intende evidenziare un modo di fare contestazione, innovazione sociale e musica e di metterli in relazione con quanto è accaduto in Italia negli ultimi 40 anni. L’artista porta negli spazi di Manifattura Tabacchi un SoundSystem e dà vita a una serie di jam session di DJ per i quali mette a disposizione una raccolta di vinili formato 12 pollici, sui quali ha fatto incidere una selezione di campionature di messaggi radio, interviste e annunci televisivi di fatti che hanno segnato la storia politica e culturale recente. Partendo da un archivio che è sia intimo che universale, il lavoro si espande con il coinvolgimento di una pluralità di interventi che a loro volta saranno incisi su vinile, andando a creare una stratificazione multiautoriale, un documento storico della cultura contemporanea.

La Furia del Dire was inspired by the expressive register of a social and musical phenomenon, the posse. Posses came into being to improve the living conditions of an entire generation and contributed to defining the role of communities in the city limits and foster a cultural revival, street creativity and a horizontal social model. This project aims to highlight a way of protesting, giving rise to social innovation and music, and relating them to what has happened in Italy over the last 40 years. Edoardo Aruta has brought a SoundSystem into Manifattura Tabacchi’s spaces, setting up a series of DJ jam sessions for which he has provided a collection of 12-inch vinyl records upon which he has recorded samples of radio messages, interviews and television announcements of events that have marked recent political and cultural history. Starting from an archive that is both intimate and universal, the work expands by involving a multitude of sound performances that will in turn be recorded on vinyl records to create a stratified, multi-authored, historical documentation of contemporary culture.

BARGARUDA I

Violette Maillard, Bargaruda I, mobile sculpture, mixed media, photovoltaic panels, electric motor, 165x110x95 cm, 2021, ph. Giovanni Savi


🔥

Violette Maillard, Bargaruda I, mobile sculpture, mixed media, photovoltaic panels, electric motor, 165x110x95 cm, 2021, ph. Giovanni Savi


🔥

Violette Maillard, Bargaruda I, mobile sculpture, mixed media, photovoltaic panels, electric motor, 165x110x95 cm, 2021, ph. Giovanni Savi


🔥

Bargaruda I è un progetto sperimentale che consiste nella creazione e nel movimento di una scultura. Il lavoro si inserisce nello spazio liminale tra pensiero creativo, scienza e industria, superando i confini dell’arte e del contesto artistico attraverso l’arte stessa. L’artista ha ideato un sidecar avveniristico. Ispirata al design aerodinamico della motocicletta Rondine, l’opera ha il telaio di una Gilera 150 Sport, la carena composta di pannelli modulari solari a film sottile e un motore elettrico. Il prototipo, realizzato avvalendosi delle competenze del Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Firenze, intende esplorare i paradossi legati alla transizione da idrocarburi a elettrico ed espandere l’idea di mezzo di trasporto. Bargaruda I è energia in potenza che diviene forma nel tempo: oggi è una scultura, che è anche un veicolo, connettore di idee e persone, che sarà poi un viaggio da Firenze a Monza, che domani sarà altro. L’atto artistico crea dunque un’apparizione, la scultura, e ne determina la sua sparizione, mettendola in moto.

Bargaruda I is an experimental project which consists in the creation of a sculpture and designing the journey it entails. The work falls into the liminal space between creative thought, science and industry, transcending the boundaries of art and the artistic space through art itself. The artist has conceived a futuristic sidecar. The artwork, which is inspired by the aerodynamic design of the Rondine motorbike, includes a Gilera 150 Sport chassis, a hull made of modular, thin-film solar panels and an electric engine. The prototype, developed with the help of the Department of Industrial Engineering of the University of Florence, aims to explore the paradoxes involved in the transition from hydrocarbons to electric energy and to expand the notion of what constitutes a means of transportation. Bargaruda I is energy in power that becomes form over time: today it is a sculpture, which is also a vehicle connecting ideas and people, that will be a trip from Florence to Monza, that tomorrow will turn into something else. The artistic act thus creates an apparition, the sculpture, and determines its disappearance, setting it on its motion.